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Diego Cinelli sindaco di Magliano in Toscana: commemorazione eccidio di Maiano Lavacchio 2021

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Il periodo Covid ci ha fatto capire quanto sia preziosa la memoria e quanto ricorrenze come questa, che per alcuni potevano sembrare un atto dovuto, in realtà non lo siano. Lo scorso anno la pandemia ci travolse proprio in questi giorni e la commemorazione dell’Eccidio di Maiano Lavacchio è saltata. Di colpo, qualcosa che sembrava scontato e normale, ci è mancato ed è diventato ancora più prezioso. Per questo anche se non siamo fuori dalla pandemia, nel rispetto di tutte le norme sul Covid, con il Sindaco di Grosseto, il Sindaco di Cinigiano, il direttore dell’Isgrec e il rappresentante dell’Anpi abbiamo ritenuto giusto che la commemorazione venisse celebrata, perché la memoria è importante. E senza questo appuntamento il rischio sarebbe che le future generazioni dimenticassero.

Qui commemoriamo oggi uno degli eccidi più gravi che il nostro territorio ha subito. Undici giovani, undici persone che fuggivano dalla guerra, che la rifiutavano, furono trucidati nell’ambito di quella “ritirata aggressiva” che le forze dell’Asse avevano messo in campo, mentre erano incalzate dalle truppe Alleate che stavano risalendo la Penisola. Li voglio ricordare uno a uno, perché devono essere annoverati tra quei simboli di pace e democrazia di cui il nostro Paese da ormai 76 anni, uno dopo l’eccidio, gode.

Emanuele Matteini

Corrado Matteini

Alfiero Grazi

Attilio Sforzi

Alvaro Minucci

Alfonzo Passannanti

Antonio Brancati

Rino Ciattini

Silvano Guidoni

Alcide Mignarri

Mario Becucci 

La memoria, dunque, è quella che qui vogliamo conservare e continuare a rendere attuale, perché la Pandemia ci ha ricordato di quanto sia difficile privarsi, in maniera non certo paragonabile a quanto avviene sotto i regimi dittatoriali, di alcune libertà che noi diamo per acquisite, facendoci capire quanto siamo fortunati a poterne godere.

Da neoeletto Sindaco di Magliano uno dei primi eventi che ho organizzato è stata l’esposizione della lavagna dei fratelli Matteini nel mio Comune. Fu donata al Sindaco di Grosseto per conservarla nella sua stanza in municipio, dove attualmente si trova. Ritenevo allora, e lo ritengo ancora oggi, che fosse giusto che i giovani, in quel caso gli studenti delle scuole di Magliano e chiunque ritenesse di farlo, la potessero vedere, potessero comprendere tutte le emozioni che quel tratto di gesso bianco scritto sul nero dell’ardesia, quel saluto dei fratelli Matteini alla madre, può suscitare, comprendendo anche la drammaticità di quel momento che precedeva una tragedia.

Accanto a questo, da Sindaco, di fronte ad una richiesta di ritiro di un atto di vendita, che io avevo trovato già predisposto, ho ritenuto necessario riprendere in mano la scuola per crearvi, attraverso l’Isgrec che la gestirà, un luogo della memoria per far sì che Maiano Lavacchio diventi sede di studio e di ricordo che non si limiti ad un giorno all’anno. Per l’inaugurazione, e lo chiedo oggi qui al Sindaco di Grosseto, mi piacerebbe avere di nuovo per qualche giorno la lavagna dei Fratelli Matteini, per riportarla dove tutto ha avuto origine e dove loro scrissero quel messaggio carico d’amore, nella sua drammaticità, verso la madre. Spero che tutti voi siate d’accordo con quello che, più che un desiderio, sarebbe una forma di rispetto verso quegli undici ragazzi.

Qui occorre anche ricordare che dietro i nomi che oggi commemoriamo ce ne sono decine che hanno perso la vita nella nostra provincia, e migliaia in tutta Italia, che ci hanno donato la libertà. Lo hanno fatto con una scelta consapevole, senza piegarsi di fronte ad un’imposizione. Quanto accaduto nella Seconda Guerra Mondiale, quella scia di morti e di orrori, risuona ancora nelle orecchie della mia generazione, raccontata dai nonni, ma anche da chi, oggi anziano, scandisce parole di vita vissuta. Il nostro Paese quella libertà l’ha pagata a caro prezzo. Lo ha fatto con le bombe alleate che piovevano sulle case, lo ha fatto con le rappresaglie dei nazi-fascisti. Oggi, dopo 77 anni da quel tragico 22 marzo 1944, credo che da Maiano Lavacchio si debba alzare forte la voce che tutti gli italiani si oppongono alle oppressioni, ai regimi dittatoriali, a chi è contro la democrazia. A me non interessa il colore di quei regimi, ancora oggi se ne discute troppo. A me interessa solo un colore: quello della libertà e della democrazia.

E’ questo l’insegnamento degli undici martiri che oggi commemoriamo. E’ questo che attraverso la memoria dobbiamo lasciare alle future generazioni.

Non è un caso che ho iniziato il mio intervento ricordando quanto proprio la memoria sia preziosa, perché quanto qui è accaduto 77 anni fa non debba più ripetersi. Da Sindaco e, soprattutto, da uomo delle istituzioni questo messaggio mi sento di doverlo lanciare e difendere. Per questo oggi mi immagino quegli undici ragazzi davanti a me, qui tra noi, non da prigionieri in attesa della morte, ma da persone che hanno contribuito con il loro bene più prezioso, la vita, a regalarci quella democrazia che loro non hanno conosciuto e che, tra tanti difetti che oggi noi tutti possiamo avere, hanno reso l’Italia un paese libero ed in cui ognuno di noi, per il suo ruolo, indipendentemente dalla sua provenienza, può contribuire a far crescere.

E io a loro, immaginandoli qui tra noi, dico solamente una cosa: grazie!

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