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Ambiente

Torna l’Ecomercato a Festambiente: da oggi è possibile acquistare solidale nella location della manifestazione nazionale di Legambiente

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Da oggi, l’ecomercato di Legambiente aprirà i battenti. Il tradizionale mercato sostenibile che ogni anno l’associazione ambientalista organizza a margine della manifestazione nazionale è un appuntamento immancabile e attesissimo per la Maremma. All’ecomercato sarà possibile fare acquisti solidali, sostenibili ed ecologici. Prodotti per la casa e per l’igiene personale, cosmetici, prodotti alimentari, artigianato, magliette: sono questi solo alcuni degli articoli che possono essere acquistati a Rispescia, nella location in cui da trentatré anni Legambiente organizza la propria manifestazione nazionale. Fare acquisti all’ecomercato di Festambiente significa schierarsi dalla parte di un consumo davvero etico, consapevole e di qualità, nel pieno rispetto dell’ambiente. Del resto, questa è la missione di Legambiente: veicolare il messaggio ambientalista attraverso tutti i canali possibili. Non solo: fare acquisti all’ecomercato significa dare una mano anche alla solidarietà. I ricavati delle vendite saranno devoluti alla raccolta pubblica di fondi a sostegno del progetto Rugiada e il centro Speranza di Legambiente. Una campagna di solidarietà avviata in Bielorussia a seguito dell’esplosione del quarto reattore della centrale nucleare di Chernobyl e che vede l’associazione del cigno verde in prima linea in un’operazione di solidarietà che ha come obiettivo quello di consentire a chi ancora oggi vive in zone contaminate di poter continuare a guardare al futuro. Il centro Speranza è una struttura interamente autosufficiente dal punto di vista energetico e situata in un luogo incontaminato, per garantire ospitalità per un mese a molti bambini che ancora oggi vivono nelle zone contaminate, consentendo loro di mangiare cibo sano, di sottoporsi a controlli sanitari e di divertirsi all’insegna dell’educazione ambientale. Non solo: Legambiente ha realizzato anche serre localizzate in numerose scuole delle aree più colpite dalle radiazioni nucleari, in cui vengono coltivati cibi sani, dimostrando che invertire la rotta è davvero possibile.

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