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Giovani e violenze in centro. De Martis: la situazione e’ fuori controllo e il comune non ha una politica sul disagio giovanile

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Ormai non passa giorno che Il centro storico di Grosseto assurga agli onori delle cronache per episodi di violenza, i cui protagonisti sempre più spesso sono giovanissimi. Il fenomeno è ampio, complesso e generalizzato. Sono numerose le città in cui si riproducono simili dinamiche, senza dubbio aggravate dall’emergenza pandemica e dal taglio alla socialità che ha determinato. Tuttavia a casa nostra la situazione sembra ormai fuori controllo, tanto che in questi giorni il ‘caso Grosseto’ ha occupato le pagine regionali dei quotidiani.

Le violenze e gli atti di vandalismo che ogni giorno feriscono la nostra città devono certamente essere perseguiti per quello che sono, crimini, e un maggiore supporto delle forze dell’ordine è necessario. Ma questa è solo una parte del problema.

Pensare di agire come fosse nient’altro che una questione di ordine pubblico, oltretutto secondo logiche di mero interventismo emergenziale, è quanto di più sbagliato e inefficace possa farsi. Perché non potremo mai avere sufficienti agenti e telecamere per controllare ogni angolo e, soprattutto, perché chi ha il compito di amministrare una comunità ha anche il dovere di capire cosa c’è dietro questo fenomeno e affrontarlo, per prevenirlo, creando reti, percorsi e azioni tra tutti gli attori del territorio – famiglie, scuola e servizi educativi, servizi sociali, terzo settore e associazioni sportive – ciascuno dei quali a sua volta deve assumersi le responsabilità che gli competono.

Occorrono processi partecipativi in cui i giovani siano coinvolti, adottando strategie e linguaggi in grado di intercettarli e capaci di instaurare una comunicazione efficace a farne emergere i bisogni.

Occorre che l’offerta ricreativa e culturale non resti confinata nei luoghi istituzionali, ma entri nella ‘città sociale’, gli spazi reali abitati dai giovani: i locali, i pub, le piazze e le vie in cui si svolge la movida, che non è un fenomeno da criminalizzare in quanto tale, potendo rappresentare, se ben gestito, un’occasione per creare stimoli nei nostri ragazzi e nelle nostre ragazze.

Occorre realizzare centri ricreativi e di aggregazione, completamente assenti nel nostro comune lasciando del tutto scoperto il target degli adolescenti e dei pre-adolescenti: per questo ho predisposto una mozione per chiedere che il nostro Comune partecipi al prossimo bando per la realizzazione di spazi aggregativi di prossimità, per i quali il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile ha stanziato ben 20 milioni di euro.

Purtroppo il tema del disagio giovanile è del tutto sconosciuto a Vivarelli Colonna e questa Giunta non ha letteralmente idea di come gestire la situazione. Appena qualche giorno fa, dopo gli ultimi fatti di violenza e vandalismo, Sindaco e assessore alla sicurezza sfoggiavano i muscoli annunciando sui social, con tanto di selfie in piazza del Duomo, “un ulteriore giro di vite”. Non è passata una settimana e le cronache sono tornate a raccontare di rapine, coltelli e pestaggi tra giovanissimi, e da par loro Sindaco e assessore alla sicurezza non sono riusciti a far altro che tornare ad invocare maggiori pattuglie e confidare nelle ‘magnifiche sorti e progressive’ di quella miriade di telecamere che ci osservano notte e giorno.

Come se questa fosse la soluzione magica, come se un ragazzino che compie certi gesti, che magari lui stesso condivide tra gli amici con una diretta social, fosse irretito dal timore della divisa o di essere riconosciuto (a posteriori) in un’immagine al vaglio della polizia giudiziaria. E come se quel ragazzino fosse un caso isolato, tolto di mezzo lui tutto risolto, e non espressione di un problema serio e diffuso.

D’altronde l’assenza di politiche sul disagio giovanile è ‘certificata’ dal Documento Unico di Programmazione del Comune di Grosseto, che riporta risultati e obiettivi di governo. Scorrendo le oltre cinquecento pagine che lo compongono si scopre che al disagio giovanile non è dedicata neanche una riga. E così è dal 2016.

Ebbene, ci vogliamo domandare dove sono l’assessore alle politiche sociali e l’assessore all’istruzione e alle politiche giovanili? Cosa stanno facendo per confrontarsi ed affrontare questa situazione? Quali risorse e quali strumenti hanno messo in campo? Quali soggetti hanno coinvolto? E analoghe domande andrebbero poste a chi le ha precedute nella scorsa consiliatura.

Sono tutte domande che nei prossimi giorni giungeranno sulle loro scrivanie attraverso una formale interrogazione consiliare, perché è giunto il tempo che questa amministrazione cominci a dare delle risposte ai problemi della città.

Carlo De Martis, Capogruppo di ‘Grosseto Città Aperta’ nel Consiglio comunale di Grosseto

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