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Rsa, Federsolidarietà e coordinamento Sanità: “Va ripensato il modello, ora risorse per lo sviluppo dell’assistenza territoriale”

I presidenti delle due federazioni di Confcooperative Toscana Grilli e Batini: “No ad operazioni di semplice maquillage con le Case della Salute che diventano Case della Comunità”

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 “Servono un nuovo modello di Rsa, un sostegno alla non autosufficienza e una migliore sanità territoriale”. A chiederlo sono Alberto Grilli, presidente di Federsolidarietà Confcooperative Toscana, e Anna Batini, Coordinatrice Confcooperative-Sanità Toscana, in occasione dell’Assemblea delle due federazioni che si è svolta oggi al Teatro della Compagnia a Firenze in rappresentanza di oltre 300 realtà territoriali. Ecco in sintesi le richieste a Regione e Governo.

Rsa

“Sì può certamente immagine un altro modello dalle Rsa – dice Grilli – ma occorre mettere in campo risorse per l’assistenza domiciliare e la medicina di territorio dove anche il Terzo Settore sia sempre più protagonista. Con la pandemia ci siamo trovati a corto di posti letto in ospedale, in terapia intensiva e nei reparti ordinari, altrettanto improvvisamente ci siamo trovati di fronte alla difficoltà di contrastare il diffondersi del virus nelle strutture residenziali per anziani. Merita una riflessione il ruolo delle Rsa in Italia: se esse debbano rimanere strutture socio sanitarie, come da attuale ordinamento toscano, oppure debbano diventare strutture sanitarie. Occorre ripensare il modello assistenziale, privilegiando percorsi basati non solo sulla residenzialità, ma di presa in carico sul territorio, in grado di mantenere il più a lungo possibile le persone nel proprio ambiente, nel proprio tessuto sociale. E’ indispensabile implementare il welfare territoriale, valorizzare le cure intermedie, promuovere il social housing ed il silver housing”.

Non autosufficienza e assistenza domiciliare

“Riguardo alla non autosufficienza – fa notare Grilli – ci sono vari nodi da sciogliere: i percorsi di assistenza e cura da prevedere, l’organizzazione della rete degli interventi, la programmazione e la portata dei finanziamenti. Servirà poi definire il ruolo e la funzione della cooperazione sociale e dei soggetti del Terzo Settore. In Toscana sono 263 gli enti della nostra rete fra coop sociali e coop sanitarie coinvolti nella filiera socio-sanitaria. Una sinergia che deve essere una prospettiva di politica regionale nell’ottica della riforma della sanità territoriale prevista dal Pnrr. In questa regione l’assistenza domiciliare è gestita esclusivamente dalla cooperazione sociale. Ci sono le basi per cambiare marcia: una filiera sanitaria integrata col sociale dove le Rsa possono costituire un nodo delle rete, ma inserite in un quadro di assistenza territoriale. Per farlo però le Case delle comunità vanno gestite in questa prospettiva, con le professionalità adeguate”

Sanità territoriale e Case di Comunità
“Il Governo ha dato il via libera ai nuovi standard per la sanità territoriale – dice Anna Batini -. In ballo ci sono i fondi del Pnrr, un tesoretto che vale circa 7-8 mld. Il perno del sistema sarà il Distretto sanitario al cui interno rivestirà un ruolo fondamentale la Casa della Comunità, dove i cittadini potranno trovare assistenza h24 ogni giorno della settimana. Rimangono in piedi gli studi dei medici di famiglia collegati in rete per garantire aperture h12 sei giorni su sette. All’interno del Distretto vi saranno poi gli Ospedali di Comunità con una forte assistenza infermieristica e decisivi per la presa in carico dei pazienti nelle fasi post ricovero ospedaliero. Nel nuovo sistema un forte ruolo rivestiranno gli infermieri di famiglia. Prevista una Casa della Comunità ogni 40.000-50.000 abitanti, con 7-11 infermieri e 5-8 unità di personale di supporto socio-sanitario e amministrativo. L’attività sarà organizzata con equipe multidisciplinari. Bisogna però evitare che si trasformi in un’operazione di semplice maquillage: Case della Salute che diventano Case della Comunità per effetto del cambio di targa. Così come non basta tirar su muri. Per raggiungere questi obiettivi occorre operare come un sistema vicino  alla comunità, progettato per le persone, non intorno alle malattie e alle istituzioni”.

Lavoro sociale
“Il lavoro sociale vive una stagione difficile. Credo non basti più essere considerati quelli che ‘includono’ i soggetti fragili. Occorre tornare ad essere attrattivi per le giovani generazioni, che ormai non costituiscono più nuove coop e si avvicinano a noi per offrirsi come lavoratori, mettendo in secondo piano la possibilità di diventare soci. E invece il mutualismo deve essere il nostro tratto distintivo. Altrimenti, come succede oggi con infermieri e Oss, sarà molto complicato fare argine alla concorrenza del pubblico – dice Grilli- La vera ricchezza sono le persone. Coinvolgimento, crescita e inclusione: tre chiavi per rendere il lavoro educativo e sociale uno strumento capace di ridare coesione al Paese”.

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