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Un mega albergo a Marina nell’aeroporto militare, Grosseto Città Aperta: poca trasparenza e scelta da ridiscutere. Prioritario ridare slancio all’economia

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Una mega struttura turistica-ricettiva da edificarsi su 10.000 metri quadri all’interno di un’area di 70.000 metri quadri a ridosso della pineta di Marina di Grosseto, lungo la strada delle Collacchie, precisamente dentro l’area militare un tempo dedicata alla logistica dell’aeroporto Baccarini, oggi in disuso.

E’ il progetto caldeggiato dal Ministero della Difesa e recepito dal Comune di Grosseto che andrà a stravolgere l’intero assetto turistico e paesaggistico dell’area. Forse per qualche investitore potrebbe essere l’occasione per una legittima operazione speculativa, ma rispetto alle ricadute per il territorio è lecito nutrire più di una perplessità. Una struttura ricettiva sul mare può avere l’ambizione di lavorare otto-dieci mesi all’anno, ma in quella zona, più vicina alle Strillaie che al mare, è un’ipotesi poco credibile. Il che significa puntare su una stagione breve con contratti di lavoro precario di tre-quattro mesi. Cosa che non porterebbe alcun valore aggiunto né in termini occupazionali né in quelli economici.

A Marina, e più in generale a Grosseto, serve occupazione vera: stabile e di qualità, anche in termini reddituali. Serve lavoro buono, e lo si fa non improvvisando ma pianificando insieme a tutti gli attori socio-economici.

L’operazione in questione è compresa nel cosiddetto Protocollo Pinotti, siglato nel 2016 da Ministero della Difesa, Agenzia del Demanio e Comune di Grosseto con la finalità, condivisibile, di dismettere tutto quel gigantesco patrimonio immobiliare non più necessario agli usi militari e valorizzarlo per lo sviluppo del territorio.

E già dunque stupisce che agli incontri abbiano partecipato esclusivamente gli assessori ai lavori pubblici ed all’urbanistica, nell’assenza invece dell’assessore al turismo, come se la realizzazione di una struttura ricettiva di tale portata non dovesse essere oggetto di una, preliminare, pianificazione turistica.

Perché, lo ripetiamo, stiamo parlando di un intervento edificatorio di tutto rispetto. Per intendersi, un’edificazione di 10.000 metri quadrati è il doppio di Villa Pizzetti, oppure il doppio dell’hotel Terme Marine Leopoldo II. E’ indicativo anche il raffronto con le ex colonie Bodoni e Saragat, sempre a Marina, dove presto sorgerà una struttura alberghiera fronte mare con un’offerta di 300 camere. Ecco, gli edifici che costituiscono le due ex colonie non arrivano a 3.000 metri quadri.

Per non parlare dell’area sulla quale sorgerà questo maxi albergo. L’ipotesi originaria è di 70.000 metri quadri, ma pare si stia ragionando su un ulteriore ampliamento e la superficie utile potrebbe lievitare fino poco meno di venti ettari. Per capirsi, è la dimensione del nucleo storico di Marina di Grosseto, tra Villa Gaia ed il Fossino. In altre parole, una nuova Marina alle spalle di Marina.

L’operazione tra l’altro è già sul binario del Piano strutturale. La relativa scheda venne approvata da Vivarelli Colonna e dalla sua maggioranza, su proposta dell’Assessore all’urbanistica, nel famigerato Consiglio comunale del 5 agosto 2021 (per intendersi, quello che spianò l’iter all’ampliamento dei centri commerciali) ed oggi è destinata all’esame della Conferenza di copianificazione presso la Regione. Si tratta esattamente della scheda n. 81, formalmente recante una destinazione ‘produttiva / opificio-logistica’, ma solo per un mero refuso che, come confermato dagli uffici, sarà emendato con la destinazione ‘corretta’: ‘complesso turistico-ricettivo’, per l’appunto.

Risulta allora francamente incredibile che un tema così di così grande importanza e complessità sia ancora misconosciuto ai più e, su di esso, ad oggi non sia stata aperta una discussione pubblica: con le categorie economiche, con i sindacati, con gli operatori di settore, con i cittadini.

Per valutare, e decidere, se la realizzazione di un maxi complesso turistico-ricettivo possa risultare strategica per la nostra comunità, oppure se al contrario possa impattare negativamente sull’assetto socio-economico del comparto turistico, sulle infrastrutture viarie della zona, sul contesto paesaggistico e sul carico antropico che già oggi nella stagione estiva è significativo.

Ed ancora, ed è quello che più ci preme rilevare: se questa è l’unica prospettiva di sviluppo alla quale il nostro territorio può ambire, se dobbiamo restare ancorati a progetti vecchio stile oppure cogliere l’occasione per lanciare lo sguardo un po’ più lontano.

Perché non pensare, ad esempio, ad un centro di cura e riabilitazione all’avanguardia, affiancato da attività di tipo biomedicale? Oppure ad un’area a basso impatto ambientale vocata all’agroalimentare o ai servizi alle aziende, come quelli informatici: solo per restare a Grosseto, guardiamo alle esperienze di Affidaty spa o Cicci Research srl. Oppure ancora ad un campus del terziario avanzato nel quale mettere a valore le intelligenze e le competenze dei nostri studenti e professionisti, invertire la rotta ed essere noi finalmente il luogo di approdo per i tanti cervelli in fuga. In altre parole un’area che coniughi la qualità ambientale con l’innovazione produttiva, per la quale la vicinanza al mare possa costituire un valore aggiunto in termini di qualità della vita agli occhi di fosse interessato a investire.

Certo, occorrono impegno, visione, progettualità e, non ultimo, anche la capacità politica e istituzionale di riaprire un confronto, serio ed articolato, con il Ministero della Difesa ed il Demanio affinché possa essere fatto comprendere come soluzioni di questo genere siano di gran lunga più opportune ed efficaci per tutte le legittime e rilevanti istanze in gioco.

Carlo De Martis, Capogruppo ‘Grosseto Città Aperta’

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