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Acconciatori ed estetiste: lo status di “benessere” secondo l’indagine di Cna

I dati raccolti parlano di un settore deciso ad investire e a puntare sulla competenza, nonostante l’incertezza del futuro

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La pandemia, il caro-energia e la crisi economica sono solo alcuni degli elementi che hanno caratterizzato l’ultimo triennio del Belpaese, colpendo vari settori produttivi come quello del “benessere”. Ciò nonostante, al netto dei lockdown e della diminuzione delle spese delle famiglie per i servizi dell’area, l’indagine realizzata da Cna nazionale, rivolta agli acconciatori e alle estetiste, ha evidenziato una rilevante voglia di reagire delle imprese e di impostare una strategia di rilancio. “I dati raccolti – spiegano Matteo Ancarani, presidente degli acconciatori, e Catia Mazzarocchi, presidente delle estetiste per Cna Grosseto – raccontano che oltre il 60% delle imprese del nostro settore ha chiuso il fatturato del 2021 al ribasso rispetto al periodo pre-pandemico. Ma la voglia di investire e di perfezionare le proprie competenze è cresciuta in modo sensibile, infatti oltre il 68% degli imprenditori vuole iscriversi ai corsi di formazione professionale entro il breve periodo, mentre il 41,7% pensa di includere in questo percorso anche i propri dipendenti; allo stesso tempo, quasi il 20% degli intervistati vuole continuare ad investire nel settore ‘benessere’, rinnovando per esempio i locali entro l’anno, e il 27,2% si doterà di nuove attrezzature o macchinari”.

La crescita passerà anche dalla cura e dagli investimenti relativi al marketing, tant’è che oltre l’80% delle imprese è attiva sui social network e il 43,2% utilizza il sito internet aziendale. Un altro passaggio chiave è il rapporto con i dipendenti. Secondo i dati raccolti da Cna il 66,1% delle imprese, dotate di personale dipendente, sostiene di avere rapporti “consolidati e durevoli” con i lavoratori che operano nei loro saloni; mentre il 14,3% denuncia delle difficoltà nel reperire risorse umane adeguate alle esigenze.
“Di fronte a questa grande voglia di ripartire – continuano Ancarani e Mazzarocchi -, non si può però non sottolineare i rischi relativi al futuro. Per il 43,7% degli intervistati teme una compressione dei consumi, mentre il 31,5% gli aumenti dei costi d’esercizio. Quest’ultimo elemento, inoltre, comporterà nel 53,1% dei casi a rivedere i listini; preoccupa, infine, per il 14% degli intervistati la concorrenza irregolare che con l’aumento possibile dei prezzi tenderà ad aggravarsi”.

L’indagine di Cna si è concentrata inoltre sul rafforzamento dell’offerta, evidenziando che la metà degli operatori vuole aumentare lo standard dei servizi, mentre il 42% intende dedicarsi con maggior attenzione alla sfera del marketing. Il 56,1 degli intervistati, infine, ha individuato nella “soddisfazione del cliente” la vera colonna portante della propria professione, superando la realizzazione delle proprie aspirazioni imprenditoriali (23,1%), la possibilità di esprimere forme di creatività (16,2%), i ritorni economici dell’attività aziendale (7,7%). 

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